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Glossario

Area iblea
Questo termine viene comunemente usato per definire il territorio di Ragusa e della sua provincia. Si tratta di un territorio prevalentemente montano-collinare, che si eleva gradualmente dai bassopiani litoranei al massiccio dei monti Iblei, di origine vulcanica e per lo più costituito da rocce basaltiche.

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Nord Est
Nel Nord Est dell’Italia lo sviluppo industriale fu assai diverso da quello che si verificò nel triangolo industriale. L’industrializzazione fu caratterizzata dalla diffusione delle piccole fabbriche, con meno di cinquanta e spesso anche meno di venti addetti, nei settori tradizionali dell’abbigliamento, delle calzature, dei mobili, delle ceramiche e del pellame. Quasi tutte le aziende furono flessibili, caratterizzate da una struttura imprenditoriale su base familiare, capaci di adattarsi rapidamente al mercato e sempre più orientate all’esportazione.Anche la loro distribuzione geografica si caratterizzò in modo particolare, diffondendosi nei piccoli centri e nelle campagne limitrofe: in questo modo città e campagna moltiplicarono i loro legami reciproci fino a formare veri e propri distretti industriali, in genere specializzati in un solo ramo della produzione: le ceramiche a Sassuolo, i filati nel Vicentino, l’ottica a Bassano, ecc. La crescita dinamica di questi distretti ebbe inizio negli anni del miracolo economico, ma raggiunse il suo culmine negli anni Settanta. “Industrializzazione diffusa” e “campagna urbanizzata” sono diventati termini largamente usati per descrivere questo modello di crescita economica.

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Reddito pro capite  
Si  misura convenzionalmente facendo il rapporto tra il reddito nazionale lordo e il numero degli abitanti. Il reddito pro capite è uno degli indici più comunemente utilizzati per confrontare il benessere materiale e il grado di sviluppo di paesi differenti, oppure per misurare la crescita nel tempo dell’economia di uno Stato.

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Indicatori socioeconomici
E’ l’insieme dei dati che intendono fornire la misura di un fenomeno sociale di un paese o di una regione. Esistono molteplici indicatori socio-economici riguardanti per esempio il reddito prodotto, il numero degli occupati nei diversi settori di attività, l’ammontare dei consumi, il valore degli investimenti nei diversi settori produttivi, il numero degli studenti, ecc. La conoscenza di tutti questi dati consente non solo di avere una rappresentazione quantitativamente determinata di una certa situazione economica e sociale o di predisporre eventuali misure correttive, ma suggerisce confronti fra paesi diversi.

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Avis  
L’Avis (Associazione Volontari Italiani del Sangue) nasce negli anni '20 del Novecento dall'idea di un medico, Vittorio Formentano che, con un primo gruppo di volontari, dà inizio a quella che diventerà poi la più numerosa Associazione di donatori di sangue sia in Italia che nel mondo. All'Avis possono aderire gratuitamente sia coloro che donano volontariamente e anonimamente il proprio sangue, sia coloro che, pur non potendo per motivi di inidoneità fare la donazione, collaborano però gratuitamente a tutte le attività di promozione, proselitismo e organizzazione. L'Avis è presente su tutto il territorio nazionale con una
struttura suddivisa in 2.796 sedi Comunali, 91 sedi Provinciali, 21 sedi Regionali e l'Avis Nazionale, il cui organo principale è il Consiglio Nazionale. Sono inoltre attivi 530 Gruppi Avis, organizzati sopratutto nelle aziende, sia pubbliche che private.  Alla fine del 1999 i donatori sono stati 868.060, con 1.491.819 donazioni.

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Serricoltura  
Chi attraversa la fascia costiera del ragusano, da Ispica ad Acate passando per Scicli, S. Croce e Vittoria, si rende subito conto dell’importanza e della dimensione dello sviluppo agricolo, vedendo la teoria interminabile di serre che scorre sotto i suoi occhi. Chi poi vive e opera in queste zone sa che tutta l’economia delle fasce costiere e di gran parte della provincia ruota intorno alla produzione delle coltivazioni sotto serra; e conosce le profonde trasformazioni, non solo economiche, ma sociali e di costume, di mentalità collettiva, registratesi nell’ultimo trentennio.
Fu nel 1958 che nelle campagne del vittoriese comparve il primo esemplare di serra in ferro e vetro. Un gruppo di contadini, esponenti di primo piano della Camera del lavoro costruì piccole serre in legno e vetro che diedero rese 6/7 volte maggiori delle coltivazioni tradizionali, e una maturazione più precoce. Questo risultato, unito al prestigio di tali pionieri presso le masse bracciantili (alla cui testa avevano condotto le lotte sindacali agli inizi degli anni ’50), insieme all’impiego dei fogli di polietilene (minori spese d’impianto) provocò la rapida espansione della serricoltura. 
Non è possibile comprendere il fenomeno senza cogliere il nesso tra fattori economici e politici. Sulla preesistente diffusione della piccola azienda si è sovrapposta la volontà di emancipazione e progresso di masse di braccianti, mezzadri e compartecipanti che avevano condotto memorabili battaglie del movimento contadino per l’imponibile di manodopera. Dirigenti e organizzatori del movimento contadino compresero che nel ragusano i metodi tradizionali di lotta erano destinati alla sconfitta di fronte agli inarrestabili processi che sul piano nazionale vedevano l’espulsione di forza lavoro dalle campagne, le migrazioni Sud-Nord, l’assenza di alternative occupazionali nell’industria. Approfittando del fatto che alcuni proprietari si liberavano negli anni ’60 di terre marginali, l’Alleanza contadina propose l’acquisto di piccole particelle fondiarie da coltivare a serra: sistema inedito, che consentiva lo sfruttamento intensivo anche delle terre peggiori, l’incolto delle dune sabbiose, usando legno e plastica come forma più economica d’impianto. Gli inizi furono durissimi per questi coltivatori, ma nessuna di queste difficoltà ha però rallentato la diffusione a macchia d’olio della serricultura, che dai 2 ettari sperimentali del 1961 passò ai 2.000 del 1970.

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Marchio Dop
Significa marchio di origine controllata ed è la denominazione utilizzata in Italia, omologa della sigla comunitaria “Dop” (denominazione d’origine protetta). Essa identifica la denominazione di un prodotto la cui produzione, trasformazione ed elaborazione hanno luogo in un’area geografica ben delimitata, in base a un’esperienza riconosciuta e constatata secondo un determinato processo produttivo. E’ il caso per esempio, di un formaggio prodotto in un’area geografica determinata, con latte proveniente da allevamenti di quella stessa area, secondo una tecnica locale. La qualità o le caratteristiche sono quindi dovute essenzialmente all’ambiente geografico, inteso come somma di fattori naturali e umani.
Il Dop ha identica efficacia per quanto riguarda la protezione del nome geografico in tutt’Europa ed è definito da un articolato disciplinare, approvato da tutti gli stati membri: la denominazione o indicazione geografica, cioè, non può essere utilizzata da prodotti che non abbiano i necessari requisiti o legami con il territorio. Finora a livello comunitario sono state assegnate oltre 500 Dop, di cui oltre un centinaio sono italiane. Si va dalla carni fresche alle preparazioni a base di carne, al burro, olio, prodotti cerealicoli, miele, uova, pesci e molluschi, ai prodotti di panetteria e pasticceria.

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Ex contea
Le città di Ragusa e Modica furono elevate a contee da
Pietro III, re d'Aragona e di Sicilia, dopo la rivolta dei Vespri Siciliani del 1282. La “contea” fu poi unificata nel 1286, quando Manfredi di Chiaramonte, erede alla Contea di Ragusa, sposò Isabella Mosca, erede a quella di Modica. I Chiaramonte, lontani discendenti dell'imperatore Carlo Magno, governarono la contea per poco più di un secolo, favorendone la crescita economica, e conseguendo, attraverso giochi di potere e matrimoni “di convenienza”, un ruolo di primissimo piano nello scacchiere politico siciliano. Giacomo, ultimo dei Chiaramonte, nel 1392, per aver capeggiato una coalizione antiaragonese, fu dichiarato ribelle e condannato a morte. Iniziò quindi un nuovo periodo e l'ascesa di un'altra potente famiglia cresciuta all'ombra dei Chiaramonte, i Cabrera (anche Caprera). A Giovanni Bernardo successe, nel 1466, Giovanni II e a questi, nel 1474, Giannotto. Nel 1480 Anna, sorella di Giannotto, sposò Federico Henriquez, discendente del real casato degli Aragona, e gli portò in dono la Contea, che a lui passava e che si tramandò di padre in figlio fino al 1702, anno in cui Giovan Tommaso Henriquez si ribellò al Re, schierandosi a favore di Carlo d'Austria e fu per questo giustiziato. La condanna di Giovan Tommaso pose fine all'autonomia amministrativa e politica della Contea, che venne incamerata al regio demanio (1703) e seguì le sorti dell'isola sino ai giorni nostri. Amministrativamente, il territorio dell’ ex contea passò sotto la provincia di Siracusa durante il regno delle Due Sicilie e fino al 1926, quando Ragusa fu dichiarata provincia d'Italia.

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Distretto agroalimentare  
Il termine, che originariamente è stato utilizzato per definire un particolare ambito industriale, si riferisce a un’area con particolari caratteristiche spaziali, economiche e sociali. I principali elementi distintivi di un distrettoagroalimentare sono: un ambito territoriale abbastanza ristretto, un insieme di famiglie che vivono e lavorano in tale ambito, una popolazione di piccole o medio piccole imprese indipendenti, una rete di relazioni commerciali con l’esterno, un’immagine unitaria e dei caratteri tipici riconosciuti dai membri del distretto e dai loro interlocutori esterni, un forte senso di appartenenza e di identificazione da parte dei componenti. Un tipico esempio di distretto agroalimentare italiano è la zona emiliana e romagnola, che è stata definita in alcuni contesti addirittura la “Food Valley italiana”.

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Dati statistici  
Le seguenti tabelle illustrano l’andamento del comparto e permettono di evidenziare il ruolo dell’orticoltura nel boom agro-industriale dell’area iblea.

Tab. 1 Superficie e produzione degli ortaggi in pieno campo  

Coltivazioni

Sup.

1995

Sup.

1996

Sup. 

1997

 

 

Prodotto raccolto

 

Prodotto raccolto

   

Prodotto raccolto

 

 

 

Patata primaticcia

410

123.000

410

41.000

450

135.000

Patate comuni

310

124.000

350

140.000

400

160.000

Fava fresca

600

45.000

550

22.000

500

40.000

Fagiolo fresco

410

41.000

400

20.000

360

30.000

Cipolla

620

248.000

600

150.000

400

160.000

Carota

1.750

645.500

1.700

255.000

1600

672.000

Cavolo

35

6.400

35

2.100

35

6.300

Cavolfiore

590

106.200

450

27.000

450

95.000

Finocchio

500

110.000

500

60.000

450

99.000

Indivia e lattuga

350

72.200

380

32.000

310

69.600

Cocomero e anguria

100

25.000

100

20.000

200

100.000

Melanzana

400

127.000

400

80.000

400

120.000

Peperone

420

126.000

150

25.500

450

135.000

Pomodoro

500

200.000

500

125.000

500

250.000

Popone e melone

180

36.000

180

36.000

200

80.000

Zucchina e zucca

620

245.500

200

40.000

900

360.000

N.B.: Superficie in ha e prodotto raccolto in q.li

Tab. 2 Superficie e produzione degli ortaggi in ambiente protetto

Coltivazioni

Sup.

1995

Sup.

1996

Sup.

1997

 

Prodotto
raccolto

 

Prodotto
raccolto

 

Prodotto
raccolto

 

 

Cetriolo

250

69.000

300

60.000

300

150.000

Fagiolo

250

37.500

120

24.000

150

45.000

Melanzana

1.100

360.000

900

270.000

900

720.000

Peperone

1.750

304.000

1.450

290.000

1.200

504.000

Pomodoro

1.950

1.020.000

2.600

1.040.000

2.000

1.600.000

Zucchina

700

152.000

700

275.000

700

350.000

Melone

....

....

20

5.000

100

30.000


Tab. 3 Superficie e produzione floricola

Coltivazioni 

Sup.

1995

Sup.

1996

Sup.

1997

 

 

Prodotto raccolto

 

Prodotto raccolto

   

Prodotto raccolto

 

 

Garofani

185

2.220.000

190

1.140.000

205

2.460.000

Gerbere (in serra)

50

100.000

60

60.000

60

120.000

Gerbere
(in pieno campo)

18

32.400

22

22.000

22

44.000

Gladioli (in serra)

50

7.500

70

5.250

70

l0.500

Gladioli
(in pieno campo)

95

14.200

95

7.000

80

12.000

Rose

55

66.000

70

42.000

70

84.000

Altri fiori (agapanti, dalie, giacinti,  poinsettia, sterlizie, viole, ecc.)

25

18.750

20

7.400

20

15.000

Gypsofile

10

100

15

75

12

120

Lilium

5

10.000

5

5.000

5

10.000

Fresie

3

200

2

2.000

2

4.000

Crisantemi

55

14.000

55

7.000

35

14.000

N.B.: Superficie in ha e prodotto raccolto in migliaia

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Dieta mediterranea
L'Italia, la Grecia, la Spagna, la Francia del Sud e alcuni paesi dell'Africa settentrionale e del vicino Oriente hanno sviluppato nel corso dei secoli abitudini alimentari abbastanza simili: questo stile alimentare è oggi conosciuto col termine di dieta mediterranea. Il termine trova la sua logica origine nel fatto che tutti questi paesi si affacciano sul Mediterraneo e che le condizioni climatiche miti, così come le migrazioni e gli scambi commerciali e culturali che questo mare ha reso possibili nel passato, hanno determinato lo sviluppo di abitudini alimentari comuni.
Le componenti alimentari più tipiche di questa dieta sono: l'olio di oliva, il vino, il pane, la pasta, i legumi secchi, la frutta, gli ortaggi. Questi cibi si integrano poi con piccole quantità di vari prodotti animali, quali il latte, il formaggio, le uova, la carne e il pesce. La fama raggiunta dalla dieta mediterranea in tutto il mondo è soprattutto legata agli studi avviati nel 1960 da un gruppo di ricercatori, guidati dallo scienziato americano Angel Keys, sulle abitudini alimentari e sulle malattie tipiche di diversi paesi del mondo (Giappone, Stati Uniti, Olanda, Finlandia, Yugoslavia, Grecia e Italia). Lo studio evidenziò che l'alimentazione moderna (tipica dei paesi nord-europei e nord-americani) si accompagnava a un’elevata frequenza di obesità, arteriosclerosi, malattie cardiache e circolatorie ecc. Al contrario, la frequenza di queste malattie diminuiva quanto più la dieta si avvicinava al modello alimentare mediterraneo.

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Associazionismo dei produttori
Il forte incremento della cooperazione registrato negli anni è dovuto all’esigenza di ottenere alcune indispensabili “economie di scala” per vincere le strozzature dell’apparato distributivo e commerciale. Le leggi regionali hanno in questo caso promosso il fenomeno con agevolazioni fiscali e creditizie: nel 1980 si contavano in Sicilia 2.650 cooperative, un numero inferiore soltanto a quello dell’Emilia Romagna. La rapidissima crescita del movimento cooperativo in un’area di agricoltura intensiva come il ragusano non è stata priva di aspetti negativi. I pericoli di un’eccessiva proliferazione derivano soprattutto dall’opportunità di rastrellare i contributi agevolati e a fondo perduto con larghezza concessi dalla legislazione regionale; la loro erogazione, paradossalmente, non è stata subordinata ad alcun controllo effettivo sulle attività economiche e sulla gestione amministrativa degli enti cooperativi. Si considerino ad esempio gli straordinari progressi dell’associazionismo nel vittoriese: nel campo ortofrutticolo l’esempio più noto è stato quello della cooperativa “Rinascita” fondata nel 1964, ma nella stessa area operavano altri 60 enti associativi nei diversi settori. Ricerche di prima mano hanno messo in evidenza, accanto ai pregi, anche i difetti della cooperazione del vittoriese: presenza accertata di enti fittizi, formazione di cooperative strumentale solo all’acquisizione di posteggi al mercato (poi regolarmente ceduti a terzi), adesioni plurime che gonfiavano il numero dei soci, erano alcune delle cause della fragilità del movimento e fanno ritenere che anche una parte della giovane cooperazione iblea non sia sfuggita all’ottica speculativa dell’economia assistita negli anni ’70 e ’80.

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Filiera tecnologico-produttiva
Per filiera tecnologico-produttiva si intende la sequenza delle lavorazioni che devono essere effettuate in successione per trasformare le materie prime in un prodotto finito. Si parla appunto di filiera ortofrutticola, ma anche di filiera dell’automobile, filiera dei prodotti elettronici e filiera della calzatura (in cui si parte dalla concia del pellame, si prosegue con il taglio delle suole e della tomaia e con le diverse fasi di assemblaggio, fino alla realizzazione della calzatura pronta per la vendita al consumatore) e così via. Le lavorazioni che costituiscono una filiera possono essere svolte sia da imprese che partono dai materiali grezzi ed eseguono tutte la fasi, sia da imprese che si specializzano su un determinato numero di operazioni: ciascuna riceve un prodotto semilavorato, aggiunge una semplice operazione e vende il semilavorato a un’azienda successiva e così via fino al completamento finale del prodotto. Il processo presuppone altresì lo svolgimento di fasi omogenee di produzione nell’ambito di una specifica filiera con specializzazione dei compiti e una notevole presenza di investimenti fissi.

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Distribuzione commerciale
E’ l’insieme delle attività che consentono il passaggio dei prodotti finiti dal produttore al consumatore. Esistono numerose modalità di distribuzione commerciale, dai dettaglianti non organizzati, fino alla Gdo (grande distribuzione organizzata). Le forme organizzative della grande distribuzione organizzata si dividono in Italia in quattro categorie: le unioni volontarie (forme di integrazione verticale, dal grossista all’esercente, regolate da uno statuto ed evidenziate da un marchio in comune), i gruppi di acquisto (associazioni tra soli grossisti o soli dettaglianti), le cooperative (fondate su lavoro e profitti distribuiti in comune) e le imprese a succursali (imprese da cui dipendono sei o più esercizi che attuano la vendita al dettaglio o la somministrazione al pubblico).

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Know how
Espressione che designa il patrimonio di conoscenze tecnologiche, di tipo sia teorico sia pratico, connesse a specifiche aree innovative e di ricerca o a  singoli prodotti,  processi o settori industriali.

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Faida  
Si ha una faida quando due famiglie (intendendo con questo termine tutta la parentela, fino ai gradi più lontani) combattono fra di loro e sono divise da un’inimicizia profonda. In particolare si parla di faida quando la contrapposizione tra le due famiglie sfocia in atti di violenza che portano a vendette incrociate, e quindi a uno stato di inimicizia che si protrae per molti anni.
Il termine faida deriva dal tedesco “fehida” (nemico). Gli antichi codici di legge germanici permettevano alla vittima di un omicidio di vendicarsi sulla famiglia dell’assassino. La famiglia si riuniva in un consiglio allargato e decideva se intraprendere la “fehida”..

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Poli di sviluppo
L’industrializzazione del Sud fu realizzata soprattutto negli anni Sessanta con un certo numero di grandiosi complessi industriali, come le acciaierie Italsider a Taranto, la raffineria Anic a Gela, l’Alfa Sud di Pomigliano d’Arco, la raffineria Sincat a Siracusa, lo stabilimento petrolchimico Montecatini a Brindisi, tutte iniziative sorte per intervento diretto del capitale pubblico o con capitali privati integrati a capitali dello Stato. Questi grandi insediamenti industriali obbedivano alla tesi secondo la quale solo concentrando grossi investimenti in poche zone (poli di sviluppo), era possibile spezzare i vincoli di arretratezza e avviare una rigenerazione del tessuto economico-sociale che dai “poli” si sarebbe diffusa alle aree circostanti.

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Polo petrolchimico
Lo sviluppo della Sicilia fu nel secondo dopoguerra affidato soprattutto all’industria del petrolio (raffinazione e petrolchimica) e alla chimica di base. La Regione presentava indubbi vantaggi per la sua posizione geografica,  posta nelle immediate vicinanze delle fonti di approvvigionamento del petrolio grezzo. Erano inoltre disponibili vaste aree adatte per la raffinazione proprio lungo la costa, e i fondali marini erano abbastanza profondi da permettere le operazioni di carico e scarico ad opera di grosse petroliere. Si aggiunga a tutto ciò la presenza delle materie prime. La scoperta a metà degli anni Cinquanta del petrolio a Ragusa consentì di sfruttare anche il giacimento di Gela e di creare un complesso petrolchimico per la lavorazione del grezzo estratto. Intorno al 1960 iniziò la produzione petrolchimica da parte della società Abcd, che sfruttava l’etilene prodotto dal craking del grezzo estratto dai pozzi della zona di Ragusa. Incominciava così il processo di integrazione fra industria petrolifera e petrolchimica. Contemporaneamente nascevano impianti di società diverse collegate e integrate fra di loro.

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Marketing  
E’ il complesso di attività che in un’impresa industriale o di servizi sono indirizzate a studiare e impostare i rapporti tra l’impresa stessa e il mercato. Il termine incominciò a trovare sistematica applicazione negli Stati Uniti nel linguaggio degli studiosi e degli operatori agli inizi degli anni venti del Novecento con la costituzione della National Association of Teachers of Marketing and Advertising. In sintesi le funzioni del marketing consistono nel definire a quali segmenti del mercato ci si vuole rivolgere (il target) e con quale tipo di offerta, relativamente a prodotto, prezzo, distribuzione e comunicazione.

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Sistema delle quote latte
Per favorire produttori e industriali dell’Europa settentrionale e limitare i rischi della sovrapproduzione, la Comunità Europea decise nel 1984 di assegnare a ogni Stato membro un quantitativo massimo da non superare nella produzione del latte. Per l’Italia esso si è rivelato inesatto e sottostimato, poiché corrispondeva appena al 60% della propria capacità di autoapprovvigionamento, col risultato di costringere il nostro paese a importare dagli altri partners dell’Unione europea il 40% del suo fabbisogno. Dopo anni di contrasti e di temporanea sospensione della normativa, la Commissione europea ha riproposto il regime delle quote-latte e con la legge 468/92 il Parlamento italiano ha dovuto stabilire il tetto massimo per ogni azienda zootecnica. Per l’annata agraria 1994/95 le aziende siciliane del comparto sono state ridotte da 4500 a 1986, così come la produzione di latte, che veniva abbassata da 2,6 a 1,3 milioni di quintali. Il dimezzamento della quota regionale ha provocato conseguenze negative soprattutto nella provincia di Ragusa, in cui la zootecnia da latte rappresenta da sola il 50% della produzione siciliana, oltre a dare occupazione diretta a circa 8 mila addetti e a sostenere l’indotto delle industrie di trasformazione alimentare.

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Produzione di qualità  
Riguarda tutte le produzioni agro-alimentari che hanno come orizzonti di riferimento i marchi Doc e Dop. Doc significa marchio di origine controllata ed è la denominazione utilizzata in Italia, omologa della sigla comunitaria “Dop” (denominazione d’origine protetta). Essa identifica la denominazione di un prodotto la cui produzione, trasformazione ed elaborazione hanno luogo in un’area geografica ben delimitata, in base a un’esperienza riconosciuta e constatata secondo un determinato processo produttivo. E’ il caso per esempio, di un formaggio prodotto  in un’area geografica determinata, con latte proveniente da allevamenti di quella stessa area, secondo una tecnica locale. La qualità o le caratteristiche sono quindi dovute essenzialmente all’ambiente geografico, inteso come somma di fattori naturali e umani.
Il Dop ha identica efficacia per quanto riguarda la protezione del nome geografico in tutt’Europa ed è definito da un articolato disciplinare, approvato da tutti gli stati membri: la denominazione o indicazione geografica, cioè, non può essere utilizzata da prodotti che non abbiano i necessari requisiti o legami con il territorio. Finora a livello comunitario sono state assegnate oltre 500 Dop, di cui oltre un centinaio sono italiane. Si va dalla carni fresche alle preparazioni a base di carne, al burro, olio, prodotti cerealicoli, miele, uova, pesci e molluschi, ai prodotti di panetteria e pasticceria.

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Cheese art  
E’ il formaggio d’arte o l’arte del formaggio.  Ci si vuole in questo modo riferire, non senza enfasi, a un prodotto alimentare genuino, costruito dall’uomo come un’opera d’arte, frutto di quotidiana fatica e secolare sapienza di una civiltà contadina. L’istituzione recente del consorzio per la tutela del marchio Doc del «ragusano» è un ulteriore passo per coniugare progresso e tradizione.

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Tagliare  
Si riferisce all’azione di mescolare due vini di qualità diverse per gradazione alcolica al fine di migliorarne la qualità e il sapore. Il vino meridionale veniva comunemente usato per tagliare i più pregiati vini settentrionali.

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Latifondo  
Proprietà terriera di grandi dimensioni, destinata a una coltivazione estensiva. Il latifondo era caratterizzato da vaste aree incolte (in genere utilizzate per la pastorizia) e da aree di coltura estensiva, ossia coltivate con scarsi investimenti di capitale di lavoro. Tipica del latifondo era quindi la coltura a cereali che non richiedeva né impianti di irrigazione – o altre strutture costose - né manodopera specializzata. Caratteristici erano gli insediamenti dei lavoratori agricoli intorno al latifondo, organizzati in pochi grandi nuclei, situati lontano dai luoghi di lavoro.

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Ex contea  
Le città di Ragusa e Modica furono elevate a contee da
Pietro III, re d'Aragona e di Sicilia, dopo la rivolta dei Vespri Siciliani del 1282. La “contea” fu poi unificata nel 1286, quando Manfredi di Chiaramonte, erede alla Contea di Ragusa, sposò Isabella Mosca, erede a quella di Modica. I Chiaramonte, lontani discendenti dell'imperatore Carlo Magno, governarono la contea per poco più di un secolo, favorendone la crescita economica, e conseguendo, attraverso giochi di potere e matrimoni “di convenienza”, un ruolo di primissimo piano nello scacchiere politico siciliano. Giacomo, ultimo dei Chiaramonte, nel 1392, per aver capeggiato una coalizione antiaragonese, fu dichiarato ribelle e condannato a morte. Iniziò quindi un nuovo periodo e l'ascesa di un'altra potente famiglia cresciuta all'ombra dei Chiaramonte, i Cabrera (anche Caprera). A Giovanni Bernardo successe, nel 1466, Giovanni II e a questi, nel 1474, Giannotto. Nel 1480 Anna, sorella di Giannotto, sposò Federico Henriquez, discendente del real casato degli Aragona, e gli portò in dono la Contea, che a lui passava e che si tramandò di padre in figlio fino al 1702, anno in cui Giovan Tommaso Henriquez si ribellò al Re, schierandosi a favore di Carlo d'Austria e per questo fu giustiziato. La condanna di Giovan Tommaso pose fine all'autonomia amministrativa e politica della Contea, che venne incamerata al regio demanio (1703) e seguì le sorti dell'isola sino ai giorni nostri. Amministrativamente, il territorio dell’ ex contea passò sotto la provincia di Siracusa durante il regno delle Due Sicilie e fino al 1926, quando Ragusa fu dichiarata provincia d'Italia.

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Enfiteusi  
Uno dei caratteri originali della ex contea di Modica riguarda il modo di possedere la terra. Con la diffusione del contratto di enfiteusi, cioè di concessioni perpetue di terra dietro canoni in natura (grano), qui si sperimentarono forme precoci di frazionamento terriero e di uso intensivo dei suoli, in grado di alimentare un lento ma costante processo di colonizzazione agricola che finì per plasmare in modo duraturo lo spazio geografico e sociale, modificando non solo le vocazioni ambientali del territorio ma anche i tradizionali equilibri fra città e campagna.La formazione di un tessuto di piccole e medie aziende agrarie è già documentata alla metà del XV secolo, ma assunse proporzioni vistose con la “rivoluzione dei prezzi” cinquecentesca, quando l’afflusso in Europa dei metalli preziosi dai possedimenti spagnoli e portoghesi provocarono quella svalutazione delle monete che spinse le aristocrazie e l’alto clero ad incrementare la produzione di grano per controbilanciare la caduta dei redditi. La leva fondamentale per lo smembramento del più popoloso stato feudale dell’isola fu costituita dall’enfiteusi, che ruppe anzitempo il sistema latifondistico creando un nuovo ceto di piccoli e medi coltivatori impegnati nella trasformazione fondiaria dell’area iblea.

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  Sommario
     
  Ragusa e la sua Provincia: un Mezzogiorno "dinamico"
  Da antico granaio a distretto agro-alimentare moderno 
  “L’Effetto serra" sull'economia iblea
  Zootecnia e allevamento, il secondo pilastro dell'economia ragusana
  La moderna industria lattiero-casearia
  Il “Progetto ibleo” per garantire le produzioni di qualità
  Altre forme di ricchezza
  Un bilancio del “modello ibleo”
  Lo stereotipo dell’arretratezza
    
     
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