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Negli Iblei. Le donne, un modo NON a parte

E’ online dall’8 Marzo 2017 il documentario Negli Iblei. Le donne, un modo NON a parte, prodotto da Cliomedia Officina per l’Archivio degli Iblei con la regia di Chiara Ottaviano.
E’ un’occasione per i giovani nati in questo millennio per capire cosa implicasse, in momenti straordinari della storia come anche nella vita quotidiana, essere donne nel secolo scorso. I racconti di vita sono di contadine e sarte, casalinghe e signore borghesi che potrebbero essere le nonne o le vicine di casa anziane. Un invito alla generazione più giovane a prendere attivamente parte al gioco della memoria prestando attenzione ai ricordi della generazione precedente che possono aiutarci a capire da dove veniamo e da quali trasformazioni economiche, politiche, sociali e anche di mentalità è fatto il nostro presente.

Il documentario, un racconto corale di cui le donne sono protagoniste e principali testimoni, offre originali e non stereotipati spunti di riflessione su diversi aspetti della storia del secolo scorso, oltre che della storia di genere,  a partire dall’angolo più a sud della Sicilia, quello dei paesi del ragusano.

Le donne che raccontano la loro storia e che appartengono a diverse classi sociali, sono riprese nel salotto buono come anche nel garage della casa in campagna dove in estate si sta più al fresco, da sole accanto alla macchina da cucire o in compagnia dei mariti. Nella memoria delle più anziane è ben vivo il ricordo di quando bambine, vestite da piccole italiane, partecipavano a sfilate e saggi ginnici. Sin dalla più tenera età, infatti, il regime fascista (che fu per questo “totalitario”), coinvolgeva tutta la popolazione, nessuno escluso, nei riti del partito. E per i bambini e per le bambine poteva essere una festa. Poi la guerra, i rischi di violenza per le donne, l’incontro con gli americani ma anche sentimenti di pietà per gli sconfitti, giovani tedeschi in fuga dai paesi.

 Il dopoguerra è la scoperta della politica, l’entusiasmo per le prime campagne elettorali. Ma poi, nel successivo clima della guerra fredda, anche le sofferte discriminazioni e le palesi umiliazioni per le donne delle famiglie comuniste.

La scuola, oltre le elementari, è rimasta per molte un desiderio non appagato non solo per questioni economiche. Vivere in paese o in campagna implicava infatti ostacoli che si rivelavano per le donne impossibili da superare: una delle testimoni racconta come fosse stata da ragazzina anche disposta a farsi suora pur di continuare a studiare. Donne ormai adulte ricordano ancora con emozione la promessa fatta a se stesse, di garantire alle figlie l’istruzione, di incentivarle e sostenerle, di non prendere per modello le madri, pur amate.

Ai lavori domestici è dedicato un capitolo specifico. Prima dell’arrivo degli elettrodomestici e quando le case non erano ancora allacciate alla rete idrica, cucinare e lavare erano lavori pesantissimi che occupavano un tempo per noi oggi inconcepibile. Nelle famiglie benestanti un esercito di domestiche sopperivano alle varie necessità ma in quelle più modeste era solo grazie a una fatica immane delle donne di casa che era garantita la sopravvivenza del nucleo familiare.

Trovare moglie era dunque un obiettivo irrinunciabile, ma anche conoscersi e fidanzarsi, nel rispetto dei rituali e delle rigide regole non era impresa da poco. A ricordarlo, strappandoci qualche risata, sono anche gli uomini. La grande cesura è negli anni cinquanta e soprattutto sessanta: il rifiuto di accettare la visita (di controllo) dei parenti dopo la prima notte di nozze come anche l’abbandono delle ferree tradizioni sulla composizione del corredo, il cui non rispetto poteva mandare a monte il matrimonio; le forme di festeggiamento e di tempo libero; l’avventura di un pionieristico viaggio di nozze con la 500.

La modernità fu nelle case segnata dall’arrivo degli elettrodomestici, in un ordine che può sorprendere.  Sulla televisione si addensano infatti i ricordi del desiderio più intenso di possesso per un bene ritenuto essenziale. Il festival di Sanremo era ritenuto un evento imperdibile, quasi che mancare quell’appuntamento desse evidenza a una condizione di marginalità e di esclusione dall’arena pubblica. E quelle donne, anche se la loro vita si svolgeva isolata in campagna, a quella condizione non erano affatto disposte a rassegnarsi.

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