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Soffia il vento

Soffia il vento Nell’analizzare un film come Sovversivi occorre considerare che è ambientato nel 1964, ma è realizzato nel 1967, e quindi i fatti dell’agosto di tre anni prima vengono rivisitati alla luce di una mutata mentalità, pronta a incarnarsi, nel giro di pochi mesi e a livello italiano e internazionale, nel Sessantotto. I prodromi di tale nuova visione del mondo sono ben rintracciabili nell’agire di Giulia (Marija Tocinowsky), Ermanno (Lucio Dalla), Ettore (Giulio Brogi) e Ludovico (Ferruccio De Ceresa), individui differenti per età ed esperienze di vita, ma accomunati, più che dall’appartenenza politica, da un’intima insofferenza nei confronti di una sinistra ufficiale totalmente appagata dall’equilibrio pacificante raggiunto e dunque scleroticamente imborghesitasi. Il loro tormentato stato d’animo è ben descritto dagli stessi fratelli Taviani, quando ricordano: «Si stava soffocando. La vita politica – Soffia il vento e culturale, e privata – stagnava: mancava una direttrice unica, che convogliasse energie, desideri, odi. Tutto pareva già fatto e già detto. (…) Non volevamo soffocare. Sentivamo il bisogno, fisiologico prima di tutto, di rompere con quello pseudo-equilibrio».
I quattro tentano dunque, ognuno a modo suo, di far saltare questa quiete apparente, meritandosi l’attributo di sovversivi (il titolo va infatti inteso come aggettivo e non come sostantivo), vale a dire soggetti che si prefiggono il compito di sconvolgere completamente lo stato delle cose.

Trasferendo la loro carica rivoluzionaria dal piano ideologico a quello privato, maturano, parallelamente gli uni agli altri, scelte urgenti e cruciali per le rispettive esistenze. Si tratta peraltro di decisioni che anticipano alcuni dei principali motivi di discussione e di scontro nel periodo immediatamente successivo, Soffia il vento segnato dall’esplosione della contestazione giovanile: basti pensare, per esempio, a Giulia, che si risolve ad accettare la sua attrazione per le donne, e al tema della liberazione sessuale. Così come il comportamento di Ermanno di fronte all’autorità paterna – in realtà un atteggiamento doppio: ambiguo con il padre biologico da cui continua a dipendere economicamente, aggressivo con il padre politico, di fronte alla bara del quale prorompe in un «Era l’ora!» che provoca l’indignata reazione dei presenti – pone il problema dell’emancipazione dalla famiglia. Lo stesso Ermanno, il personaggio più amato dai registi anche per i fitti riferimenti autobiografici, rappresenta, con i suoi ventitre anni e il suo carattere tumultuoso e spesso inconcludente, il sessantottino ante litteram.

Le prese di posizione di Giulia, Ermanno, Ettore e Ludovico, seppure espressione di un comune modo di sentire, costituiscono ancora dei gesti isolati, frutto esclusivamente della forza di volontà dei singoli. La loro determinazione risulta tuttavia assolutamente fondamentale per smuovere l’atmosfera sonnecchiante del momento storico in cui vivono e creare le condizioni favorevoli affinché si attui il passaggio da una dimensione personale della contestazione a un vero e proprio movimento di massa.

 

  
SOVVERSIVI
Cast and Credits
Sinossi
 
Percorsi narrativi
La morte del padre
Soffia il vento
Oltre il Neorealismo
 
Le immagini
 
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