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COTONIFICIO TABASSO

Il grande ampliamento

Negli anni Cinquanta il Cotonificio Felice Tabasso , con una ardita operazione immobiliare ed un ingente investimento finanziario, pose le basi produttive che gli avrebbero consentito di diventare negli anni Sessanta il maggiore stabilimento tessile di Chieri con circa cinquecento addetti.

La Tessitura Tabasso, costituita a fine Ottocento in ambito famigliare ed artigianale, crebbe nel corso del Primo Novecento ad opera principalmente di Felice senior (fondatore della ditta nel 1872) e di Felice junior (il nipote, dirigente dell'impresa con altri tre fratelli fino alla sua improvvisa scomparsa nel 1962). Lo stabilimento originario era collocato all'uscita di Chieri verso Torino, al n. 1 di via Vittorio Emanuele. Attiguo ad esso si trovava lo stabilimento Ostino che la Tabasso acquisì, ma per ristrutturare ed ampliare occorreva poter disporre di due vicoli comunali che separavano e delimitavano tali stabilimenti. La contestuale realizzazione in quegli anni della circonvallazione di Chieri immediatamente a monte di detti stabilimenti agevolò la sistemazione urbanistica di quell'area.

Nell'anno 1954 la ditta Felice Tabasso presentò al Comune di Chieri un articolato progetto di risistemazione viaria ed edilizia che prevedeva la dismissione da parte del Comune di due vicoli (vicolo del Pozzo della Mina e vicolo del Bastione della Mina, situati nelle vicinanze della antica cinta muraria di Chieri) e la realizzazione di due collegamenti viari ai lati del sito Tabasso tra il centro cittadino e la costruenda circonvallazione (vicolo Robbio e raccordo tra la strada per Torino e la nuova circonvallazione).

Il progettò suscitò vivaci discussioni in Consiglio comunale all'interno della stessa maggioranza democristiana, anche perché l'Ufficio Tecnico Comunale, sostenuto dall'assessore all'Urbanistica, presentò un controprogetto con alcune varianti relative alla viabilità. Ma la Giunta comunale fece proprio il progetto Tabasso, pur subordinando l'operazione alla effettiva realizzazione degli ampliamenti produttivi, ottenendo il plauso delle maestranze della ditta Tabasso ed il sostanziale assenso della minoranza di sinistra ma provocando le dimissioni dell'assessore all'Urbanistica (si vedano le cronache riportate dai periodici locali del tempo: Il Chierese e Il Corriere di Chieri e dintorni ).

In realtà su tutta l'operazione pesarono “ la necessità di addivenire alla sistemazione degli stabilimenti del Cotonificio, con ampliamenti sulle nuove aree acquistate dalla Ditta Ostino, la necessità di collegare i nuovi fabbricati con quelli esistenti al fine di ottenere, con l'installazione del nuovo macchinario, un complesso di impianti il cui sviluppo potrà essere solo possibile col coordinamento dei costruendi fabbricati in modo da ottenere un ciclo di lavorazione razionale secondo le esigenze richieste dalla tecnica in tale campo” ma soprattutto la esplicita minaccia che la Ditta Tabasso “ qualora non venisse accolta dal Comune la richiesta suddetta, si vedrebbe costretta, causa l'inderogabile necessità di provveder ad un organico sviluppo dei propri stabilimenti, a trasferirli a San Maurizio Canadese, dove è proprietaria di uno stabilimento che prevede più favorevoli possibilità di sistemazione, con gravi conseguenze per le maestranze chieresi” ; naturalmente i titolari della Ditta Tabasso si auguravano di non arrivare a tale decisione, e non mancavano di evidenziare che “ molte altre Amministrazioni di altre città nell'interesse dell'industria, non solo hanno alienato aree stradali ma in taluni casi hanno ceduto gratuitamente il terreno per favorire impianti industriali” : in questi termini si esprimeva la richiesta della Ditta Tabasso al Comune; il quale acconsentiva quindi a tale operazione, contraddicendo lo stesso Ufficio Tecnico Comunale le cui proposte nell'Ordine del Giorno proposto dalla Giunta e approvato dal Consiglio comunale, venivano dichiarate “ degne di considerazione rappresentando esse una soluzione di viabilità apprezzabile sotto l'aspetto tecnico, ma non possono essere realizzate in quanto determinerebbero il trasferimento dell'azienda a San Maurizio Canavese” ; a supporto la minoranza consiliare di sinistra osservava che il progetto di belle strade era teorico mentre l'allontanamento di una ditta ed il successivo licenziamento di trecento operaie erano purtroppo una realtà.

Il Cotonificio Tabasso onorò gli impegni assunti quadruplicando la superficie produttiva (10.000 mq di superficie coperta), costruendo una nuova palazzina per gli uffici e per la rappresentanza commerciale nonché laboratori di tintoria e di finissaggio all'avanguardia e realizzando a proprie spese il collegamento stradale tra la piazza Cavour e la Statale Nord (l'attuale via Robbio); questo come contropartita alla cessione dei due vicoli suddetti. Nello stabilimento si compiva l'intero processo produttivo della tessitura, dalla lavorazione delle balle di cotone importate dall'Egitto, filatura, tessitura, tintoria, finissaggio alla commercializzazione dei prodotti finiti: tessuti per abbigliamento in particolare per impermeabili, copriletto, tende per arredamento.

Negli anni Ottanta la Ditta Tabasso, divenuta una spa, subì una lenta contrazione della produzione, legata al declino del mercato delle stoffe per abbigliamento, provocato anche dalla agguerrita concorrenza delle economie asiatiche emergenti. Nell'anno 1993 l'azienda, che contava ancora 120 addetti, chiuse l'attività.

Ma per una sorta di ciclicità storica, gli impianti produttivi sorti anche grazie ad un accordo con il Comune, vivono ora una nuova stagione pubblica, anzi comunale, in quanto sono stati interamente acquistati dal Comune di Chieri che vi ha costituito il polo culturale trasferendovi, dopo opportune ristrutturazioni, la Biblioteca civica, l'Archivio storico comunale, sale conferenze, un centro ricreativo. Vi hanno altresì trovato sede le Poste e il Magazzino comunale ma rimangono a disposizioni rilevanti superfici coperte.


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