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Intervista a Dante  Volpe e alla Prof.sa Gianotti Gabriella

La prof.ssa Gianotti Gabriella è vice-presidente del museo storico del Carnevale di Ivrea, autrice di molti libri sul Carnevale, studiosa della manifestazione non solo sotto il profilo storico - culturale, ma anche sotto il profilo antropologico cioè il Carnevale come fenomeno civico e sociale.

Il sig. Dante Volpe è stato generale nel 1961, ma al di là di questo rappresenta la memoria storica del Carnevale. A partire dal 1936 ad oggi ha ricoperto tutti i ruoli ed ha scritto vari libri sul tema raccontando le sue esperienze.

    L'intervista viene fatta presso la scuola ed è presente tutto il gruppo di lavoro. I ragazzi sono molto emozionati, anche perché la maggior parte di loro conosce almeno di fama il Sig. Volpe.

    In considerazione della natura dell'intervista e dei personaggi intervistati, pur seguendo le indicazioni suggerite dagli esperti, crediamo opportuno concedere ai nostri intervistati uno spazio per raccontare le loro esperienze e, poi, fare delle domande specifiche sul tema  oggetto del nostro studio.

    Prima di iniziare viene presentato il progetto e l'ipotesi a cui stiamo lavorando cioè il Carnevale come momento di visibilità dell'imprenditoria eporediese negli anni 1958-1963.

Dante Volpe: - La vostra richiesta la trovo molto interessante, io darò il mio apporto, io non sono uno storico della manifestazione, ma avendola vissuta in prima persona so tante cose. E' un grande merito che questo istituto si interessi di questa manifestazione. E' la prima volta che mi capita in vita mia, ed io ho 83 anni durante i quali ho sempre "fatto" con il Carnevale, che un nucleo di persone, specialmente studenti si interessino di questo evento che è molto importante: si vede che c'è un rinnovamento. Per parlare del fenomeno Carnevale ad Ivrea occorre fare qualche breve cenno storico. Il Carnevale ad Ivrea si codifica nel 1808. Per capire è opportuno  immaginare l'Italia del tempo: il Piemonte era una repubblica cisalpina, e come disse Metternich  dopo il congresso di Vienna l'Italia era una semplice espressione geografica e non uno stato.

         Bisogna partire dalla società: all'epoca non esisteva l'imprenditoria,  ma la società era formata da contadini ed agricoltori. Quando avviene  questo mutamento il Carnevale si codifica. La mugnaia appare nel 1858. Alla vigilia della seconda guerra di indipendenza l'Italia ha già una parvenza di stato, e di lì a due anni si avrà l'unita d'Italia. Gli organizzatori del Carnevale e il movimento sociale del tempo hanno ritenuto opportuno introdurre un elemento femminile che rappresenta la libertà. Se, infatti, voi osservate la mugnaia ha tre colori: la veste bianca, la fascia verde e il berretto rosso. C'è un grande cambiamento rispetto al 1808, in fase embrionale esiste già uno stato, la borghesia comincia ad affiancare questa roba qui..

    Io ho conoscenza diretta  a partire dal 1925-1930 a tutt'oggi. Poiché la città di Ivrea si è dotata o l'hanno dotata di questo avvenimento è innegabile che la gente se ne interessi anche da un lato  che potremmo definire materiale. Il Carnevale produce lavoro, ci sono gli artigiani, ci sono i sarti che fanno le divise, insomma c'è tutto un fermento.

Degli anni 1930-32 ho conoscenza diretta. L'Italia era un paese povero diviso fra il nord dove c'erano le fabbriche e il sud poverissimo. Ad Ivrea c'era in quegli anni molto artigianato, piccolo commercio, insomma quella imprenditoria minuta, chiamiamola pure piccola borghesia, non in senso dispregiativo, molto attiva che incomincia ad interessarsi al Carnevale. La grande imprenditoria viene dopo negli anni 50' quando la società Olivetti si sviluppa non soltanto a livello nazionale, ma internazionale. Olivetti aveva intuito la grandezza di questo evento che era il Carnevale e non poteva restarne fuori. Nella struttura organizzativa del Carnevale si convogliavano tante attività: c'erano i disegnatori delle uniformi, c'erano i sarti e le sarte .ma questo era artigianato. Alle spalle di questo artigianato, poi, arriva l'industria che comincia a comprare le stoffe per distribuirle, si fa l'allestimento scenico del Giacosa. Allora andavamo a Milano alla Scala, dove c'erano i grandi costumisti, a prendere le divise. Tutto questo fermento  che non c'era prima della guerra 1915 - 1918, si verifica nel primo dopoguerra. Più tardi interviene l'imprenditoria vera e propria e si cominciano  a fare i carri allegorici  il Carnevale diventa un'industria .... si va a Viareggio. L'imprenditoria ha una sua importanza nella manifestazione, a mio modo di vedere, un 50% - 60%, ma il resto di questo evento è un mistero, è una poesia che si ripete sempre... L'imprenditoria, secondo me, non poteva non partecipare al Carnevale, ma il suo apporto è solo di beni materiali e non per trarne profitto, questo è molto importante. L'imprenditoria canavesana  ed eporediese si aggrega al Carnevale, ma lo fa per piacere alla città non per trarne un profitto, credo che questo vada sottolineato. Rispetto ad altri carnevali, come quello di Viareggio ad Ivrea il Carnevale non è fatto con scopo di lucro. Ritengo anzi che l'imprenditoria sia stata encomiabile, e questo aspetto rende unico il Carnevale di Ivrea. La famiglia Olivetti era molto legata al Carnevale perché il vecchio Camillo, proprio il fondatore della ditta, a suo tempo aveva fatto l'abbà. La famiglia Olivetti ha fatto molto per il Carnevale: ci sono diverse mugnaie della famiglia, interviene sui carri allegorici, e sull'asilo. L'imprenditore nel Carnevale non investe lo fa per suo piacere, può perdere dei soldi, perché con il Carnevale non ci ha mai guadagnato nessuno.

Questo lo posso dire in quanto ho ricoperto molti ruoli dal generale, al gran cancelliere, al presidente del comitato, ufficiale, in poche parole sono l'unico personaggio che   negli ultimi duecento anni ha ricoperto tutti ruoli, mi sono occupato oltre che della parte decorativa  anche di quella amministrativa anche se mi è meno consona, durante queste esperienze ho sempre visto una grande festa, sono sempre stato molto attento e guardavo da dove provenivano i soldi, chi investiva ...forse in questi ultimi 5 - 6 anni ci sono stati dei cambiamenti, non so se dovuti  a quest'era super tecnologica che io capisco poco perché sono di un'altra generazione, si sono verificati dei fatti dei quali però forse non è questa la sede opportuna per parlarne che evidenziano che i nuovi imprenditori cercano di "fare soldi" con il Carnevale.

Fin qua bisogna dire che gli imprenditori sono stati "encomiabili" hanno profuso il loro denaro senza guadagnarci nulla, così è andato avanti per 50 - 70 anni...forse si sta affacciando sullo scenario politico una nuova classe che  non è all'altezza: sono problemi seri che ho affrontato nel mio ultimo libro...

Io non scrivo mai sulla sabbia, io sono un ligure-biellese e i liguri-biellesi scrivono sul cemento e sulla roccia. Spero di essere stato chiaro, in quanto come ripeto non ho fatto le scuole, la sintassi l'ho imparata da solo, nessuno mi ha insegnato niente e questa è la mia forza. Se volete fare delle domande?

 

         Interviene la prof.sa Gianotti Gabriella: - Vorrei sottolineare un aspetto richiamato da Dante, quello cioè relativo al fatto che l'imprenditore investiva non tanto per averne un profitto, la gente vive  e partecipa il Carnevale, ne fa la sua espressione sia  a livello imprenditoriale che a livello personale, ma non lo fa per trarne un beneficio economico immediato. A tale proposito basti pensare, e questa è una questione emersa in questi giorni,  che al Carnevale di Ivrea non si è mai fatto pagare un biglietto d'ingresso, questo è espressione di un certo approccio e di una differenza sostanziale rispetto ad altre esperienze ad  es. il palio a Siena, del modo i cui tutta la città vive la festa.

    Interviene di nuovo Dante Volpe: - Aggiungo che il Carnevale di Ivrea è conosciuto in tutto il mondo, forse  gli altri carnevali sono più sfarzosi, il Carnevale di Ivrea è "spezzettato" in mille cerimonie. Il Carnevale di Ivrea non si deve guardare, ma si deve partecipare per capirlo, non è una parata ...E' uno spettacolo di popolo, non c'è preclusione per nessuno. Il Carnevale di Ivrea è una cosa incredibile..è una cosa magica, è la magia che gli altri carnevali non hanno e che lo rende unico... Ci sono domande?

Domanda: - Come veniva scelta la mugnaia?

Dante Volpe: - La scelta della mugnaia era semplicissima dato che ad Ivrea sono sempre molte le signore che ambiscono a questo ruolo, perché è un ricordo che rimarrà  per tutta la vita, in pratica è più semplice scegliere la mugnaia che il generale.  Si inizia prima, già a partire dalla primavera, quando si viene a sapere che ci sono due o tre signore interessate a diventare mugnaie, e questo lo si dice nei salotti, cosicché vengono avvicinate dai componenti del comitato con cautela e si fanno dei sondaggi. In genere sono  molto contente, allora  parlano con il marito, perché entra in gioco un fattore  il fattore economico. Ma ora vi dico un segreto non è sempre solo la mugnaia che paga, interviene il marito, interviene il suocero, così che le spese si dividono. Penso, però che non bisogna dire che chi fa la mugnaia ha i soldi, è una questione di scelte, c'è chi ama la Ferrari e chi.. Vuole fare la mugnaia perché ad Ivrea è importante... se lo ricorderà per sempre. Per essere più preciso vi dico che all'interno del comitato ci sono degli individui che si chiamano "cerca mugnaie" ...io quando ero presidente del comitato  non chiedevo mai chi era la mugnaia al mio "cerca mugnaie", questa era una mia etica professionale. Lui sonda, cerca, va  da quelle famiglie  che si sa che potenzialmente ambiscono a questa cosa, se l'affare si conclude fatto tutto lì:..Poi si discute della situazione economica, una cosa importante, e che pochi sanno, è che il comitato ha una riserva, perché la mugnaia può avere un lutto, può andare in montagna e rompersi una gamba.., insomma  c'è sempre una riserva perché può capitare un imprevisto.

Domanda: - Le mugnaie negli anni che vanno dal 1954 al 1965 provenivano da famiglie di imprenditori? (si sottopone al Sig. Dante Volpe l'elenco delle mugnaie di quegli anni tratto dai verbali)

Dante Volpe: - Negli anni che vanno dal 1954 al 1965 era aiutante di campo ... si vediamo, Morniroli  che era generale era un imprenditore, perché allora aveva la Fiat, la mugnaia nel 1954 era la Blotto, anche lei proveniva da una famiglia imprenditoriale biellese; nel 1955 è mugnaia la Anna Bonfante Diatto, il marito era un ingegnere e avevano le argenterie; nel 1956 la mugnaia era Grazia Olivetti, moglie di Adriano e abbiamo già detto tutto..; nel 1957 la mugnaia era  Savina Roggero, il marito era un dottore che faceva assistenza sociale all'Olivetti; nel 1958 c'è Maria  Bargellini  Borello  si tratta di famiglia di notai. Nel 1959 c'è Mila Fiocchi, il marito è un architetto; nel 1960  c'è la Romana Bonfiglioli che viene da una famiglia borghese, ma non so in modo specifico che attività svolgessero; nel 1961 insieme a me che ero generale c'era la Mimina Galardi che era la figlia di Lizier, nemmeno a parlarne, la madre era la sorella di Adriano Olivetti. Nel 1962 c'era La Gobbi il marito della quale era un ingegnere,.. come vedete i mariti erano tutti professionisti o imprenditori.....anche Benedetti marito di Mariuccia Bozzello, mugnaia del 1963, era un ingegnere. Da notare che sia il Benedetti, il Gobbi, il Galardi e il Fiocchi erano tutti ingegneri legati alla Olivetti, legati alla grande imprenditoria.  Cecilia Bermond, mugnaia nel 1964, viene invece da una famiglia di medici . Ecco, forse l'unica popolana , chiamiamola così, perché tra parentesi non è dispregiativo è la Olivia Maga.  Il padre di Olivia Maga  aveva il ristorante "Monte Stella", sposata con Saudino, un mio coetaneo, forse era l'unica di estrazione popolare. Poi c'è una leggenda molto sciocca  che non so dove sia nata che la mugnaia deve essere l'ultima sposa, ma se l'ultima sposa ha 60 anni.per piacere che sciocchezze. Poi la mugnaia incarna la liberà, ma una delle peculiarità è che ognuno se la paga e non chiede niente a nessuno

Interviene la prof.sa Gianotti Gabriella: - Tutto ciò è frutto di queste rivisitazioni che sono stratificate sulle leggende del Carnevale.

Dante Volpe: - Insomma qui ci sono 10 mugnaie e tutte hanno possibilità finanziarie,  non diciamo ricchissime, ma non è certo indifferente. La persona sceglie di fare la mugnaia perché resterà  nel ricordo della città, ed è vero. I giorni del Carnevale sono giorni emozionanti, perché bisogna essere comunicativi quando si fa il generale, o si ricoprono dei ruoli. Mio padre voleva farmi studiare, ma io ho detto che erano soldi buttati, che cosa ci potevo fare io in un ufficio?  Io devo parlare con la gente, mio padre era un banchiere, non un bancario, sapete perché aveva il banco in piazza del mercato, perciò era un banchiere.. Io ho sempre avuto a che fare con la gente, ed è una cosa meravigliosa trovarmi qui con voi .per me è molto emozionante...se penso che la futura classe dirigente sarete voi. Fate pure altre domande.

Domanda: - Al di là del fatto  che le persone partecipino al Carnevale perché gli piace, è possibile che alcune lo facciano per avere visibilità a livello civico, sociale ed economico?

Dante Volpe: - Si, indubbiamente, c'è esibizionismo, la notorietà, la debolezza umana è quella che è. La notorietà in fin dei conti non guasta in un cittadino, è un peccatuccio veniale. Certo l'aver partecipato attivamente, l'aver fatto il generale, al Carnevale è servito moltissimo  nel mio lavoro, poi è stato mio compito svilupparlo. Sono conosciuto da tutti, ancora oggi vado in certi posti e mi salutano "ciao generale" e dicono ai loro figli "questo è stato generale.." Quelli più recenti, invece, non  sono conosciuti dalla gente, magari non sanno nemmeno il nome del generale dell'anno scorso. Sono d'accordo che un po' di notorietà ci vuole e piace, la differenza è che io lo facevo  per la città e non per me stesso, ma questo riguarda Dante Volpe. Altri vanno lì per farsi vedere quei tre giorni, poi spariscono e chi li conosce più? Chiudo il mio libro dicendo che Dante è sempre qua con i giovani...ecco la magia il vecchio è ancora qua con i giovani. La magia è proprio questa, io posso continuare  e portare avanti il discorso del Carnevale con voi giovani.. Questo è bellissimo. Tornando all'interpretazione dei ruoli, va detto che la mugnaia ha meno peso del generale, perché resta in carica solo tre giorni, il generale, invece, comanda la piazza, i militari...

Domanda: - Tutte le persone che hanno svolto dei ruoli  si sono poi allontanate o sono rimaste legate al Carnevale?

Dante Volpe: - Io sono rimasto, tanti si, tanti no. C'è gente che ha fatto per anni l'ufficiale perché non era adatto a fare il generale, ma è sempre rimasto vicino al Carnevale. Per questo dico che il Carnevale di Ivrea bisogna farlo e non guardarlo. Molti si distaccano, molti lo vivono e sono molto orgogliosi di aver fatto l'ufficiale, ne parlano in famiglia, lo inculcano ai giovani, e questa è una delle forze magiche...

Prof.sa Gianotti Gabriella: - Oggi, un fenomeno che è figlio degli ultimi 30 anni, forse legato proprio al fatto che le persone sono orgogliose di aver fatto il Carnevale e di averne fatto parte in qualche modo, è fiorito un associazionismo incredibile, esistono tutta una serie di gruppi: l'ordine della mugnaia, l'ordine degli abbà, il circolo dello Stato maggiore, l'associazione delle vivandiere...che a vario titolo raggruppano tutte queste persone che  hanno ricoperto dei ruoli, proprio perché vivono questa identità, difficilmente la lasciano  perché è una identità sociale, c'era comunque un riconoscimento sociale molto alto ad Ivrea, e c'è ancora oggi. Nonostante che nel tempo siano cambiati molti aspetti del Carnevale, però è ancora molto viva questa sorta d' identificazione, quindi voglia di far gruppo.

Dante Volpe: - E' vero quello che dice, noi ai nostri tempi ci dovevamo riunire nei caffè, non c'erano queste cose, oggi gli ufficiali,  i porta bandiere e i pifferi hanno tutti il loro circolo..e così via, tutte le squadre degli aranceri....ogni gruppo ha la sua sede. Ci sono stati, è vero, anni in cui avevamo paura che tutto venisse disperso, ma c'è stato un ritorno fortissimo, si ama il Carnevale in modo diverso. Io lo amo alla maniera di Dante Volpe. Oggi questi gruppi si sono organizzati, fanno dei comizi, delle discussioni :si è creato un tessuto connettivo di elementi che partecipano alla manifestazione . Una volta non esistevano, i pifferi suonavano e andavano a casa loro, oggi hanno sedi bellissime...bisogna vedere il senso positivo di quello che si è fatto. Tanti vogliono intervenire, una volta era di secondo piano fare il porta bandiere, io ho portato la democrazia dentro al Carnevale e l'ho scritto nei miei libri, adesso c'è armonia ed è organizzato in modo diverso. Ognuno ha il suo ruolo e come avviene in democrazia uno vale l'altro..poi, se sono generale ti metto sull'attenti, ma non sono l'oligarca...poi ci vuole un po' di mestiere. Oggi il livello culturale si è innalzato, sono tutti più acculturati.

 

Domanda: - Perché  il Carnevale di Ivrea è un Carnevale civico e di ruoli?

Prof.sa  Gianotti Gabriella: - Il Carnevale di Ivrea è un Carnevale che ha al suo interno delle espressioni storiche di spessore e di valore completamente diverso dal punto di vista temporale. Sicuramente la parte più antica del Carnevale è rappresentata dallo scarlo e dalla zapata che è la parte del cerimoniale che  ha otto secoli, è quella medioevale. La fine del 1700 e l'inizio dell'800, come diceva Dante, vede una trasformazione del Carnevale, si sostituisce la figura che all'epoca gestiva il Carnevale e che era l'abbà. Considerate, poi, che mentre oggi l'organizzazione del Carnevale è legata alle funzioni religiose e a certi tipi di poteri civili, ai fini del '700 - inizi '800 agli abbà e alla loro musica che erano i pifferi non era consentito entrare in chiesa, proprio perché, il Carnevale rappresentava questo aspetto diverso, distaccato. E', invece, l'800 che incarna questa rappresentazione civica; ecco quindi nascere la figura del generale e stato maggiore,  e se noi andiamo a  vedere chi ricopriva agli inizi questi ruoli ci rendiamo conto che non c'era nessun militare, ma erano i notabili della città. Erano le persone di cultura, della borghesia le persone che vivono i cambiamenti dell'unità d'Italia.  Le persone che vivono queste spinte nuove e che mettono all'interno della festa la loro parte, il loro riconoscimento: ecco, quindi che amministrazione civica e Carnevale diventano uno l'espressione dell'altro, ed ecco che si comincia a "tirare il verbale" della manifestazione. Si scrive ciò che accade, cosa che prima non era mai stata fatta. Si comincia a fare verbale di ciò che viene fatto, delle azioni che si compiono, delle cerimonie e delle investiture, perché queste hanno una valenza ben diversa rispetto al periodo precedente. Questa connotazione diventa sempre più forte nell'800 e nei primi del '900, ed è tutt'ora viva anche se ovviamente con aspetti e modalità diverse, ma è proprio per questa identificazione della città con la sua manifestazione che il Carnevale di Ivrea è sopravvissuto, è rimasto nel tempo diversamente da quello che è accaduto ad altri carnevali. Basti pensare al Carnevale di Venezia che era vivacissimo nel medioevo e poi scompare per quasi 400 anni. Il Carnevale di Venezia, per come lo conosciamo noi, è un'invenzione di circa 70 anni fa, quindi è  vero che il Carnevale di Venezia è antico, si fa per dire, ma è stato riportato in vita come episodio di rievocazione per onore della città di Venezia, e non è stato continuativo nel tempo, cosa che, invece, è successa ad Ivrea. Ivrea sposa la festa e diventa importante anno per anno costruire una storia scritta della festa nei processi verbali. E man mano che il tempo passa i processi verbali diventano sempre più importanti, all'interno del  verbale si citano sempre più fatti, più situazioni che sono concesse alla vita alla storia della città e non solo alle persone che in quel momento interpretano dei ruoli.

Dante Volpe: - I personaggi principali non erano né la mugnaia, né il generale, che  erano e sono degli elementi decorativi, ma era il Gran Cancelliere, il decano dei notai. Quello che si vede in giro con la parrucca è il sostituto Gran Cancelliere e dipende dal Gran Cancellier. Annota tutti i cambiamenti che si fanno, anche se si cambia una strada viene annotato. Egli dovrebbe stare sotto il municipio ad osservare ed annotare i fatti, ma per esigenze sceniche gira con lo Stato Maggiore, seppure è un civile.  Di lui risponde il Gran Cancelliere, che come già detto è il decano dei notai. Attualmente è il Dott. Soudaz. Ha un potere giuridico e deve richiamare all'ordine anche il Generale se "sgarra". Il notaio è de jure, gli altri personaggi no.

Prof.sa Gianotti Gabriella: - Questo è importante, perché diventa volta per volta storia: i nomi restano segnati in un documento che è a tutti gli effetti ufficiale. Questo non ha solo una valenza essenzialmente cronicistica, il fatto che gli avvenimenti e le persone siano segnati  nei verbali e, quindi ufficialmente registrati  e vincolati  attribuisce a ciò una  connotazione diversa. Tanto è vero che,  non solo per motivi di ordine pubblico, come spesso accade, è richiesto alla municipalità di intervenire con editti, con particolari normative che non sono solo di ordine organizzativo, ma spesso diventano  di "ordine ideologico" . Basti pensare all'ordinanza e al proclama del Generale, cioè al fatto che la persona che il giovedì grasso prende il potere sulla città, in definitiva, emana due documenti che vengono registrati a tutti gli effetti negli archivi comunali. Fra 250 anni questi documenti saranno presenti a tutti gli effetti fra gli atti del comune, come qualunque lettera che il sindaco di Ivrea scrive oggi, o qualunque ordinanza che emana. Allo stesso livello sono conservati questi documenti, questo è dunque un valore civico forte e duraturo.

Dante Volpe ricorda ai ragazzi che lui ha fatto il Generale per ben quattro volte.

Prof.sa Gianotti Gabriella: - Vorrei sottolineare che soprattutto la generazione di Dante Volpe, e tutte le persone che come lui hanno vissuto il Carnevale ne hanno un sentimento e una partecipazione molto alta e profonda. Dante ha vissuto dei carnevali in cui, per esempio, la componente folcloristica, cioè la battaglia delle arance, aveva un peso ben diverso nella manifestazione e allo Stato Maggiore e al suo capo che era il Generale erano demandati dei compiti che oggi non hanno più, proprio perché, come già detto la manifestazione presenta delle caratteristiche diverse.

Dante Volpe: - Ma le ripristineremo, stai tranquilla!

Domanda: - Quali sono le caratteristiche  del Carnevale negli anni che vanno dal 1958 al 1963?

Dante Volpe: - Li caratterizzava una partecipazione più corale della città. Va detto che allora le persone non avevano la possibilità di muoversi facilmente per cui partecipavano di più, poi nel tempo altri paesi hanno organizzati loro carnevali, anche se sono solo delle scopiazzature. Allora non c'erano nemmeno gli aranceri, ma tirava tutta la città dai balconi, c'era insomma una coralità diversa..poi le cose cambiano e sono nati gli aranceri.

Questi aranceri sono centri di potere, sono un po' come gli ultrà, sono un po' indisciplinati. ma quando parlo io agli aranceri mi ascoltano e stanno zitti. Devo dire che comunque hanno stravolto molto il senso del Carnevale per come lo vivevo io. In senso positivo a loro va riconosciuto l'imbandieramento della città , però va anche detto che essi hanno sostituito lo Stato Maggiore, cioè la parte storica del Carnevale. Noi abbiamo assorbito questo cambiamento e oggi fa parte del folclore che prima non esisteva.

 

Prof.sa Gianotti Gabriella: - Quegli anni, dal 1958 al 1963, sono anni in cui il Carnevale è sicuramente più intimo: Ivrea non ha ancora subito grandi flussi migratori.  Va comunque detto che Ivrea subisce flussi migratori con grande intelligenza perché l'imprenditoria Olivetti riesce a creare dei flussi molto diversi rispetto a quello che subisce Torino. Diciamo che gli ingressi a Ivrea sono molto meno ghettizzati, perché comunque c'era il tentativo di evitare uno sradicamento più antico. Olivetti è quello che ha messo anni prima la gente in grado di non lasciare la Val Chiusella per venire a lavorare all'Olivetti, non aveva sradicato il territorio da se stesso e non sradicava in maniera brutale l'immigrato che arriva e si insedia. Certamente questo flusso migratorio modifica il Carnevale a livello di partecipazione e di gestione. Si creano delle situazioni diverse e gli equilibri cambiano.

Quei carnevali sono sicuramente connotati da un dato di fatto, cioè chi organizzava il Carnevale, e Dante ne è una testimonianza,  faceva tutto: organizzava, vestiva la divisa, se c'era bisogno andava a cercare con gli amici i carri allegorici, c'era un'emergenza e l'affrontavano, erano persone che si impegnavano a 360 gradi, indistintamente facevano tutto ciò che occorreva fare. Erano gruppi di amici legati moltissimo anche da questo fattore. Chi partecipava aveva rapporti personali tra di loro e con gli aranceri, senza dubbio diversi da quelli che oggi esistono tra le diverse componenti, e che sono maturati nel corso del tempo.

Dante Volpe: - I figli degli immigrati degli anni '50, sono tutti aranceri, quindi sono attaccati al Carnevale. Questo è molto importante. Anche mio padre ha fatto il Generale nel 1931 e nel 1932 e non era eporediese, veniva da Biella, e poi si è innamorato del Carnevale e non si è più mosso, ha fatto l'organizzatore prima e dopo la guerra. Io sono nato in questo ambiente, potrei dire che sono figlio d'arte, ho sempre partecipato al Carnevale e lo faccio ancora oggi....Il giovedì grasso è la parte più intima della festa, c'è solo la gente che si riversa in piazza, non ci sono i carri allegorici, è la festa degli eporediesi, si fanno delle cerimonie bellissime. Si va in vescovado, poi il generale prende il potere, nelle prime due uscite il generale ha la fascia. Poi c'è ancora la cerimonia degli uditori, di cui io sono  un probo viro, sono cerimonie raccolte, senza essere disturbati dagli aranceri. Prima il giovedì grasso si andava all'operetta e il comune pagava un pranzo ai suoi dipendenti e anche agli ufficiali. Il momento più emozionante, quando sono stato generale, è quando ero con la mugnaia, mi facevo due passi indietro, perché in quel momento era lei l'eroina, non volevo rubarle il posto. Tutti i Generali vengono da me a chiedere come devono fare, ed io rispondo "siate voi stessi". Io ridevo sempre i primi due giorni, poi, facevo il serio. Quello che conta nel Carnevale è la piazza, e non i salotti.

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